Dopo mangiato per digerire meglio. A digiuno per riflettere. Per una pausa. Per tirar su il morale. C'è sempre una ragione per un caffè, purché sia un buon caffè: Vezza lo importa crudo dai più rinomati paesi produttori, per lo più di qualità arabica. Tosta per provenienza, ne verifica le caratteristiche, accerta gli aromi, combina gli accostamenti migliori: almeno 5 tipi di caffè, per dare pienezza e costanza di sapore alla miscela. Confeziona solo l'occorrente della settimana perché il caffè, nei sacchetti sottovuoto a perfetta conservazione, arrivi freschissimo al Cliente.
Duemilacinquecento quintali di caffè l'anno arrivano nei magazzini Vezza.
I grani, attentamente controllati da tecnici preparati con l'ausilio di attrezzature modernissime, percorrono 200 metri di tubi e di macchine per passare in grandi silos al coperto dove vengono suddivisi secondo qualità e provenienza. Giungono quindi alla tostatura, alla miscelatura e infine al confezionamento.
Il caffè che consumiamo è il frutto della miscela di almeno 5 diverse qualità. La scelta degli accoppiamenti è legata alle caratteristiche dei tipi di caffè importati e da una preliminare selezione di qualità. L'Arabica di provenienza sudamericana, più pregiata e dal gusto più morbido, viene utilizzata da Vezza in alta percentuale nei tipi Costarica, Santos, Santo Domingo, Guatemala. La Robusta, prevalentemente africana e dal sapore più amaro e più forte, viene utilizzata nelle qualità Angola e Zaire.
In seguito vengono compiute attente analisi di laboratorio che cominciano già all'arrivo dei sacchi di prodotto crudo e che seguono le fasi di lavorazione per garantire la massima qualità al prodotto, fino alle prove organolettiche finali su ogni miscela.
I singoli acini del frutto, assomigliano nell'aspetto ad una piccola ciliegia e si pongono lungo un grappolo che vagamente può assomigliare alla struttura dell'uva. Dentro, due chicchi verdi di forma ovale, con un taglio verticale lungo il lato più liscio che possiamo definire la "pancia" del chicco, mentre la "schiena" è lievemente arrotondata.
I chicchi assumeranno colore marrone dopo la tostatura e saranno macinati dal produttore o dal consumatore per dar vita, in tazzina, al miracolo profumato del caffè. Una bevanda dalla storia antica quanto il mondo: geograficamente vastissima quanto a luoghi di produzione, assolutamente mondiale in fatto di consumi.
Talvolta si pensa che il caffè faccia male al fegato e anche alla bile, ma è vero il contrario: un consumo non eccessivo di caffè (3-4 tazzine al giorno) può aiutare la secrezione della bile, naturalmente per chi non soffre di malesseri tipo gastrite o colite.
Si pensa anche che il caffè non faccia dormire: è una verità relativa, infatti non è consigliabile a persone che soffrono di insonnia, ma molti possono dormire bene anche dopo aver concluso la cena con un buon caffè. Questo luogo comune in realtà è dovuto al fatto che il caffè ha delle capacità stimolanti sui riflessi, sulla memoria e sul sistema nervoso, inoltre è accertato che eserciti una stimolazione sulle pareti venose, con positivi riflessi sulla circolazione sanguigna.
La grande versatilità del caffè ha dato luogo a molte "invenzioni" che hanno proprietà digestive e corroboranti, oltre a usarlo come ingrediente in molte ricette di uso ormai tradizionale. Qualche spruzzo di caffè serve ad arricchire i dolci, le panne casalinghe, il gelato e gli affogati al caffè di recente invenzione. La fantasia di cuochi e barman si è sbizzarrita in percorsi nuovi, basti pensare ai liquori al caffè, all'Irish Coffee o alla torta al caffè della nonna.
In passato l'utilizzo di caffettiere in argento e soprattutto in porcellana, implicava l'uso di caffè ottenuto per infusione: l'acqua bollente veniva versata direttamente sul caffè nel recipiente oppure sui sacchetti di tela che lo contenevano. Dal XIX secolo ci si preoccupò sempre più di separare i fondi della polvere dalla bevanda, escogitando altri metodi di cottura. Nella lunga storia delle caffettiere a filtro è bene ricordare quella elaborata nel 1833 dall'inglese Samuel Parker. È l'antenata della moderna macchinetta a pressione prodotta in Italia dal secondo dopoguerra: la cosiddetta moka, la caffettiera più usata per preparare il caffè in casa.
Composta da tre elementi fondamentali - caldaia, filtro metallico e recipiente - in alluminio, ancora oggi viene "reinterpretata" dai designers più fantasiosi, nelle forme più insolite ed eleganti, ma non sempre funzionali.
Verso il 1855 nasce la macchina per preparare il caffè "espresso", il più prelibato, secondo gli intenditori. Infatti il caffè ottenuto con questo metodo contiene una percentuale più alta di sostanze aromatiche (25% rispetto al 22% degli altri caffè), viene preparato in breve tempo e si può, quindi, gustare "tutto d'un fiato". Gusto e rapidità: requisiti fondamentali nella vita di oggi.